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L’ALPINO REGGIANO
NOTIZIE SCARPONE DALLA CITTA’ DEL TRICOLORE
DALLE ORIGINI AI GIORNI NOSTRI
“L’Alpino Reggiano” è nato nel marzo 1953 e veniva spedito come circolare a stampa con affrancatura di Lire 5. E’ uscito in forma ufficiale nel 1957, perché l’affrancatura era raddoppiata e dovemmo chiedere la spedizione in abbonamento postale. Occorreva l’autorizzazione del Tribunale. Ci voleva anche un “direttore responsabile”: un altro passo indietro. Chi poteva essere? Io? Lui? Io o lui dovevamo essere iscritti all’Albo dei Giornalisti. Come si fa? Occorre semplicemente essere giornalisti, aver fatto tante pubblicazioni. Quindi ne’ io ne’ lui, ne’ l’altro. Abbiamo trovato un altro ancora, con tutte le carte in regola. Ci voleva un certificato, nonostante dirigesse un altro giornale. Il certificato veniva da Bologna… ma col timbro di Roma.
Espresso a Bologna. Espresso a Roma. Attesa. Il giornale era già pronto da spedire. Niente autorizzazione, senza il timbro di Roma. Passa un giorno, passa un altro, ma non torna il prode Anselmo. Espresso a Roma, pressioni a Bologna: arriverà da un momento all’altro (in un mese di tempo circa). Espresso alla Delegazione degli Alpini in Roma, perché facciano sollecitare la “posa della prima pietra” e gli Alpini compiono il miracolo. Arriva il certificato col timbro. Siamo verso Natale ormai. Tutto s’addormenta nel tepore delle case, c’è aria di festa. No! Un momento solo, gioia del Natale abbi pietà di noi! Donaci un timbro, uno solo, forse uno solo ancora! Chissà!
“Mi dispiace” dice il signor Cancelliere del Tribunale “il signor Giudice è ammalato”. Gelo nelle vene. Sul giornale ci sono gli auguri di Natale: “Buon Natale, Alpini! A voi, alle vostre famiglie, Buon Natale e Buon Anno”.
“Sapesse signor Cancelliere quanto cuore in queste parole di augurio!”. E il Cancelliere si commuove e dice: “C’è già il numero della vostra autorizzazione. Andate alla Posta con questo biglietto”. Prende un foglio, scrive il numero dell’autorizzazione, la firma ed il timbro cala su quel pezzetto di carta, un timbro piccolo, piccolo come una moneta da 5 Lire. Pesenti piomba giù per le scale, fa le svolte a radicchio sui ballatoi. Corre verso la Posta col tesoro. Semaforo rosso per i pedoni in fondo a via Roma: brutto segno! Verde! Giunge trafelato alla Posta, è quasi mezzogiorno, stanno per chiudere. Il nostro eroe taglia il traguardo in tempo massimo. La folla applaude all’arrivo.
“Questo non basta”, dice l’impiegato, “Occorre anche la domanda in carta bollata da Lire 100”. Pesenti sviene. Viene portato a casa, dalla pietà dei presenti. Il medico sale le scale, grave, con la borsa degli strumenti. Chiede come sta. “Ah! Lo avevo immaginato” dice Pesenti, “Era tanto piccolo quel timbro come una moneta da 5 Lire. Non poteva resistere!”. Il medico fa la diagnosi: psicosi da timbro. Prognosi incerta, riservata. Fortunatamente il sig. Giudice e il sig. Pesenti guariscono rapidamente.
Siamo alla finalissima. E’ pronto il documento in bollo da Lire 100 col timbro grosso e tutte le firme. Luigi Pesenti sale cautamente le scale della Posta con la domanda in bollo da Lire 100 e il documento ufficiale. “Ce la faremo questa volta?”. E’ il pensiero che gli fa risalire le scale col cuore che batte forte (non per la fatica). “Mi dispiace”, dice l’impiegato, “Siamo a fine d’anno. Tutte le operazioni sono chiuse per il bilancio annuale. Deve tornare dopo l’Epifania”.
La storia dice, e il carattere del nostro uomo lo conferma, che il sig. Luigi non disse parolacce sconce, ma pregò l’impiegato di mettersi una mano sul cuore per i nostri Alpini. Da novembre stavamo tentando di dire loro Buon Natale. Avevamo fatto già soprastampare il giornale con la dicitura: “Spedizione in abbonamento postale” e col nome del Direttore responsabile. Come potevamo cancellare Buon Natale e scrivere Buona Pasqua? Nulla da fare. Secondo svenimento? No!
“Senta” fa l’impiegato “Proprio per fare un’eccezione mi porti tutto il 3 gennaio e spediremo.
Giorno 3 gennaio 1958. E’ l’alba. Il sig. Luigi si sveglia presto e si prepara spiritualmente al gran giorno. Camicia di bucato, barba rasata, è giorno di festa: è la conclusione di una impresa tanto sudata. Il nostro eroe, oltre alle virtù teologali possiede anche la costanza e la perseveranza. Sale le scale fischiettando con i documenti, la domanda, il pacco greve dei giornali pronti. E’ sicuro di sé.
L’impiegato esamina il tutto e con voce gentile gli dice: “Scusi, nella domanda manca il timbro rotondo degli Alpini”. Alza gli occhi dal documento sconciamente nudo. Di là dallo sportello non c’era più nessuno. Aiuto! Il sig. Luigi era lungo disteso a terra, rianimato, corre ansimante a cercare il timbro della sezione. Arpaja non ce l’ha. L’ha Manenti in casa. Forza, Alpino dell’Adamello e del Col Santo, bisogna riuscire! Ecco il timbro a mezzogiorno in punto. Di corsa alla Posta: chiuso. Si riapre alle 15.
Ore 14:30. Telefonano i carabinieri: “Loro hanno chiesto l’autorizzazione a pubblicare un periodico degli Alpini? Noi siamo in tipografia per un sopralluogo”. “Esatto”. “Da quanto tempo viene pubblicato?”. “E’ il primo numero ufficiale, prima era una circolare-notiziario”. Qui, se va male, c’è da andar dentro. Il Consiglio, convocato d’urgenza, offre il sig. Luigi alle patrie galere, imputato probabilmente di pubblicazione abusiva di periodico. Il sig. Luigi nel 1916 era stato catturato dai “tognini” sul Col Santo e spedito in prigionia in Austria, poi in Cecoslovacchia. C’era abituato, era il più pratico e il più adatto a tornare in prigione. Quindi s’era scelto lui a tornar dentro.
Fortunatamente il colloquio con i carabinieri fu cordiale e andò a buon fine.
“Chi è il proprietario del giornale?”. Il presidente della sezione. “Quanto costa?”. Qualche migliaio di Lire. Viene spedito gratuitamente ai soci, alle sezioni alpine. “Chi è il direttore?”. Il sig. Carlo Fiori, giornalista. “Chi sostiene le spese di finanziamento?”. La sezione alpina con i proventi del tesseramento e delle offerte. “Va bene, siamo a posto!”.
Sospiro di sollievo: il sig. Luigi assolto e libero. Cala un altro timbro. Ed ecco scatenarsi l’ira dell’uomo tranquillo. Il sig. Luigi, brandendo il timbro rotondo degli Alpini, timbra tutti i Consiglieri, in una danza frenetica, la danza del timbro. E timbra tutte le carte nude, impudicamente nude e senza timbro, poi corre alla Posta, timbra la carta da timbrare. Così il giornale parte e arriva a destinazione dopo l’Epifania.
Da allora è arrivato al suo 68° anno di età. In ogni anno sono stati pubblicati 3 numeri, ha cadenza quadrimestrale, contenenti articoli di interesse nazionale, spesso riportati da altri periodici, annunci, organizzazione di nostre Adunate e Raduni, cronaca, pagine letterarie di ispirazione alpina, poesie alpine di Olindo Ermini (VR) di Erio Fontana (RE), di poeti vari, dei bimbi della Scuola Elementare “Carducci”, degli studenti della “Boiardo” di Scandiano bellissime e di rara sensibilità, sottoscrizioni per le nostre opere umanitarie, commemorazioni e una rubrica ironica Figure della nostra cricca, riguardanti particolari personaggi della sezione, poi storielle amene della nostra montagna intervallati da disegni umoristici di Pino Braglia, offerte, lutti, matrimoni, nascite.
Col passare degli anni, il Notiziario sezionale si è arricchito di ulteriori rubriche: La Protezione Civile che rappresenta il fiore all’occhiello, la punta di diamante della sezione; Penne Nere eccellenti protagonisti alla ribalta che meritano gratitudine e rispetto; Un Canto alla volta, La foto nel cassetto e CDS in marcia istituito al fine di incontrare tutti i soci nelle loro baite e rafforzarne il legame con la sezione.
Attualmente si compone di 20 pagine interamente a colori. Sempre approvato e letto, è ancora vivace e allegro come un tempo, molto efficace nell’affiancare tutta la nostra attività sezionale. Di fatto rappresenta eloquentemente il biglietto da visita della sezione ANA di Reggio Emilia.
Il Caporedattore, Ivo Rondanini

