Appuntate al Vessillo Sezionale dell’A.N.A. di Reggio Emilia – Città del Tricolore

Vasco Agosti
Vasco Agosti nacque nella piccola frazione di Villa Seta di Cadelbosco di Sopra (RE) il 29 maggio 1888, figlio di Graziano e Maria Luisa Tregni.
Il 30 settembre 1942 viene costituita la Sezione dell’A.N.A. di Reggio Emilia che gli fu intitolata, così come una via e una scuola della sua città natale.

Lino Ferretti
Lino (nome di battesimo Gino) Ferretti nacque a Fabbrico (RE) il 4 febbraio 1915, da Armando -che ha già in tasca la cartolina di chiamata alle armi- e Anna Meschieri.
Il 2 dicembre 2018, il gruppo Alpini Valgranda sfoggia il nuovo gagliardetto di gruppo con appuntato sul retro il nome della M.O.V.M. Lino Ferretti, al quale il gruppo viene intitolato.

Luigi Reverberi
Nacque a Cavriago (RE) il 10 settembre 1892. Figlio di Domenica Balzani e di Torquato, il farmacista del paese.
Ogni anno, a fine gennaio, viene ricordato da autorità ed alpini di ogni età e grado a Montecchio Emilia, ove riposa nella tomba di famiglia.
A suo perenne ricordo e in memoria dei tanti alpini che il Generale Reverberi non abbandonò nella steppa Russa, a Cavriago (RE) -suo paese natale- un monumento è stato realizzato nel 2013 per forte volontà del reduce di Russia Corti Pasquale.
Nel dettaglio…
Vasco Agosti

Il 30 settembre 1942 viene costituita la Sezione dell’A.N.A. di Reggio Emilia che gli fu intitolata, così come una via e una scuola della sua città natale (Villa Seta di Cadelbosco di Sopra).
Vasco Agosti nacque nella piccola frazione di Villa Seta di Cadelbosco di Sopra (RE) il 29 maggio 1888, figlio di Graziano e Maria Luisa Tregni. Si arruolò nel Regio Esercito, e il 31 gennaio 1909 viene ammesso a frequentare, in qualità di Allievo Ufficiale di Complemento, il corso presso il 1º Reggimento fanteria.
Promosso al grado di sottotenente nel 1910, entrò in servizio permanente effettivo il 21 ottobre 1913 dopo aver frequentato il corso preparatorio presso la Scuola di Applicazione di Parma.
In forza all’87º Reggimento fanteria, nel luglio 1914 partì per la Cirenaica, dove rimase gravemente ammalato a causa di un morbo sconosciuto e rimpatriato verso la fine dello stesso anno. Ristabilitosi, Agosti era ora pronto per affrontare la Grande Guerra, dopo l’entrata nella stessa del Regno d’Italia, avvenuta il 24 maggio 1915. Nelle fila del 26º Reggimento fanteria, prese parte a numerose operazioni belliche, fu promosso tenente il 15 luglio 1915 e venne ferito durante un combattimento a Tolmino, nell’agosto del 1915.
Decorato con la Medaglia d’argento al valor militare venne promosso capitano il 15 febbraio 1916 e trasferito in servizio al Battaglione alpini “Cividale” dell’ 8º Reggimento alpini. Nuovamente ferito in combattimento a Cima delle Saette, nel luglio dello stesso anno, rientrò in zona di operazioni nel maggio 1917 e assegnato al Battaglione alpini “Monte Matajur”.
Trasferito al Corpo di spedizione operante nel Mediterraneo orientale, rientrò in Italia nel 1920 e tre anni dopo, dietro sua domanda, trasferito al 3º Battaglione indigeni del Regio Corpo Truppe Coloniali dell’Eritrea con cui partecipò alle operazioni per la riconquista della Libia. Durante questa campagna, l’ufficiale degli alpini si mise ancora una volta in mostra, guadagnandosi la Croce di guerra al valor militare.
Dopo il ritornò in Patria verso la fine del 1927, nel giugno successivo fu promosso maggiore e successivamente ritornò in Libia per assumere il comando del 5º Gruppo sahariano. Nell’ottobre 1935, Mussolini ordinò la guerra contro l’Abissinia e Agosti partecipò alla operazioni belliche in Africa Orientale e durante i combattimenti ad Af Gagà si guadagnò la seconda Croce di guerra al valor militare.
Nel maggio 1936, le nostre truppe occupavano la capitale Addis Abeba e il 9 maggio 1936 Mussolini dichiarava la rinascita dell’Impero italiano e Vittorio Emanuele III nominato Imperatore d’Etiopia. Il 31 dicembre 1936, Agosti veniva promosso Tenente Colonnello mentre era impegnato nelle operazioni di grande polizia coloniale, che miravano a sconfiggere le ultime sacche di resistenza degli abissini nei territori impervi ancora non completamente pacificati. Sempre nell’ambito di questi sfibranti sconti, fu decorato con una seconda Medaglia d’argento al valor militare per un combattimento sostenuto a Gogetti.
Assunto il comando interinale della 3ª Brigata coloniale, l’8 agosto 1937, durante un’azione di grande polizia coloniale, condotta dalle nostre truppe nei territori dell’Africa Orientale Italiana, dove poco più di un anno prima Mussolini aveva annunciato la “rinascita dell’Impero sui colli fatali di Roma”, il valoroso ufficiale cadeva sul campo di battaglia di Rarati con il fucile in mano alla testa dei suoi ascari, che lo consideravano un padre. Per questo fatto fu decorato di Medaglia d’oro al valor militare alla memoria.
Lino Ferretti

Lino (nome di battesimo Gino) Ferretti nacque a Fabbrico (RE) il 4 febbraio 1915, da Armando -che ha già in tasca la cartolina di chiamata alle armi (l’Italia entrerà in guerra il 24 maggio)- e Anna Meschieri.
Purtroppo a 3 anni di età perde il padre caduto il 21 marzo 1918. Vive quindi un’infanzia disagevole, ma cresciuto con elevati sentimenti patriottici. Dopo i primi anni scolastici nel paese, svolge poi con chiari sacrifici famigliari, gli studi superiori a Reggio Emilia.
Si trasferisce quindi nel 1936 a Bologna dove si iscrive alla nostra Università nella facolta di Medicina Veterinaria. Nella domanda di iscrizione viene appunto indicato con il nome di Gino.
Nel 1937 completati gli esami del secondo anno, per motivi forse personali di avvicinamento, il 2 novembre lascia Bologna e trasferisce l’iscrizione presso la Regia Scuola Superiore di Medicina Veterinaria di Parma dove nel luglio 1939 consegue la laurea.
Pur non essendo soggetto ad obblighi di leva, in quanto orfano di guerra, fa domanda e frequenta come volontario il corso allievi ufficiali di complemento del Corpo Sanitario Veterinario presso la Scuola di applicazione di cavalleria di Pinerolo e nominato Sottotenente il 25 agosto 1940 viene destinato all’Accademia Militare di Modena con l’incarico di fornire l’assistenza zooiatrica e zootecnica ai cavalli di addestramento per i Cadetti ed ai muli delle salmerie.
Al termine del servizio di prima nomina a Modena, pur essendo esonerato come orfano di guerra dal servizio in reparto combattente, ottiene su specifica domanda, quale Sottotenente veterinaio, l’assegnazione all’11° Reggimento alpini con incarico nelle salmerie del Battaglione “Trento” allora impegnato sul fronte greco-albanese.
Sbarcato a Valona il 23 febbraio 1941, si segnala subito per la sua attività, svolta spesso sotto il fuoco nemico, tanto da meritare un encomio da parte del suo comandante della Divisione Pusteria Gen. Medaglia d’Oro (1912) Giovanni Esposito.
Il 17 luglio 1941 la Divisione Pusteria viene trasferita con urgenza in Montenegro, allo scopo di contrastare un’imprevista insurrezione dei partigiani di Tito. Nel corso della sanguinosa battaglia, che costò la vita a oltre 250 alpini, sostenuta nella notte del 1° dicembre 1941 contro un’offensiva dell’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia per “liberare” la cittadina di Pljevlja (o Plljevlje) in Montenegro e respinta vittoriosamente dagli alpini e artiglieri alpini della 5ª Divisione Alpina Pusteria di stanza nella regione, si offre volontario come ufficiale per sostituire un collega comandante di plotone caduto in combattimento, lasciando poi egli stesso generosamente la vita sul campo di battaglia, che gli valse la Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Viene ricordato e commemorato per la prima volta nel suo paese natale il 2 dicembre 2018, insieme a tutti i caduti Fabbricesi, per impegno del gruppo Alpini Valgranda della Sez. A.N.A. di Reggio Emilia, l’Ass.ne storica Soldati al Fronte (di Fabbrico), il Dott. Veterinario Sergio Bergomi (Alpino dell’ A.N.A. Reggio Emilia) e grazie all’ autorizzazione concessa dall’Amministrazione Comunale, ma senza patrocinare l’evento e non partecipando ufficialmente alla cerimonia.
In tale cerimonia, il gruppo Alpini Valgranda -il gruppo che accorpa tutti gli alpini ed aggregati della pianura Reggiana- sfoggia il nuovo gagliardetto di gruppo con appuntato sul retro-tricolore il nome della M.O.V.M. Lino Ferretti.
Luigi Reverberi

Nacque a Cavriago di Reggio Emilia il 10 settembre 1892. Figlio di Domenica Balzani e di Torquato, il farmacista del paese, a 18 anni sceglie la carriera militare ed entra all’Accademia di Modena.
Ne esce nel 1912 col grado di sottotenente e, come ufficiale subalterno, l’anno dopo prende parte alla campagna di Libia (guerra italo-turca) con i battaglioni Exilles e Fenestrelle. Nel 1915 è capitano del 7° Reggimento Alpini e a Ponte Alto, nella zona di Cortina, dieci giorni dopo lo scoppio della guerra, merita la sua prima Medaglia d’Argento al valor militare.
Guadagna una seconda medaglia sulle Tofane nel luglio del 1916 e una terza, ancora da capitano, gli viene attribuita nel 1917 sulla Bainsizza quando è al comando della 150ª compagnia del battaglione “Monte Antelao”.
Nell’agosto dello stesso anno, divenuto comandante di battaglione, si guadagna anche una Corce di Guerra per il valore dimostrato sul San Gabriele.
Poco prima di Caporetto, il battaglione di Reverberi, insieme col 13° Gruppo Alpini, passa nella zona dell’Altissimo e successivamente sul Doss del Remit. Qui gli alpini si logorano per mesi in una dura guerra di posizione, contro un nemico che preme dalla valle dell’Adige. Nell’ottobre del 1918, l’Antelao venne spostato sul Grappa e si batte nella zona dei Solaroli e del Col dell’Orso con perdite gravissime. Quando il dispositivo austriaco si frantuma, l’Antelao, con Reverberi in testa, sfonda verso Fiera di Primiero. Nei giorni decisivi della guerra, con una intelligente azione di alta strategia militare, penetra fra le linee nemiche facendo prigioniere tutte le truppe che resistevano nella Val Cismon. Per le sue audaci azioni il 18 dicembre del 1919 gli viene attribuita la Croce di Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia, onorificenza insolita per un Ufficiale inferiore, e ottiene la promozione a maggiore per meriti di guerra.
Passato al battaglione Vestone, per il suo carattere imprevedibile, attivo, effervescente, gli alpini lo chiamano affettuosamente Comandante Gasosa, soprannome che è usato più tardi, e con una punta di ironia, anche a Roma negli ambienti di via XX Settembre, al Ministero della Guerra. Dopo il conflitto milita nella 2ª Divisione Alpini e nel 1926 diventa tenente colonnello e frequenta la scuola di guerra. Nel 1935 ottiene la promozione a colonnello e comanda il 67° reggimento di fanteria “Palermo”.
Nel 1939 diventa Capo di Stato Maggiore del Corpo d’Armata auto-trasportabile “Po”. Nel luglio 1939 viene promosso generale di brigata. Recandosi in visita alle caserme accompagnato dal tenente Cugnacca, il suo Aiutante di Campo, il generale Reverberi si rende famoso perché trova sempre – secondo lui – tutto a posto. Finita l’ispezione ha poi l’abitudine di lasciare al Capoposto una mancia di ben dieci lire perché i militari di turno possano farsi una bevuta alla sua salute. Per questo motivo gli alpini gli appioppano un secondo soprannome: “Generale dieci lire”. Tutto ciò contribuisce a creare, nell’ambito della Divisione, un senso di attaccamento alla figura di quel generale che se ne va in giro per i reparti giocherellando con un corto frustino, ma si dimostra sempre gioviale e riconoscente. Il 4 agosto del 1940 Reverberi assume il comando della divisione alpina Tridentina.
Nel febbraio 1941 è a disposizione del comando del XXVI corpo d’armata e parte per il fronte greco-albanese. Il 2 aprile diventa vice comandante della Tridentina e quindi comandante interinale. Dopo aver difeso il Guri-i-Topit, quando il fronte cede, Reverberi avanza rapidamente con la sua divisione fino a Corcia senza averne ricevuto l’ordine. È un’altra delle mosse imprevedibili del generale “Gasosa” e, per questa azione, coraggiosa e intelligente, gli viene conferita la Croce di Commendatore dell’Ordine militare di Savoia. Il 4 agosto gli viene affidato il comando effettivo della ricostruita Divisione Alpina Tridentina assieme alla quale, nel luglio del 1942, parte per la Russia. Sul quel fronte, il 26 gennaio dell’anno successivo, si distingue nel corso della battaglia di Nikolajewka, mettendo in salvo 30.000 alpini male armati e altre migliaia di sbandati di varie nazionalità. Per le sue imprese, il 26 marzo del 1943 gli viene attribuita l’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine militare d’Italia.
Rientrato in Italia, nella notte tra l’8 e il 9 settembre dello stesso anno il generale Reverberi, viene arrestato dai tedeschi a Bressanone ed è inviato al campo di concentramento per ufficiali di Posen nella Germania orientale. Dichiarando di voler entrare a far parte della Repubblica Sociale, due mesi dopo viene trasferito a Vittel, in Francia, in un campo per ufficiali collaborativi, ma proprio qui il generale prende invece contatto con i partigiani francesi. Scoperto, viene internato in un campo di punizione a Wietzendorf e infine, nell’estate del 1944, nuovamente trasferito a Posen. Qui, agli inizi del 1945, cadde in mano ai russi e rimane prigioniero nella zona di Kiev fino al settembre del 1945 quando viene rimpatriato. Nel 1946, iniziata l’epurazione dei militari che avevano combattuto durante il fascismo, viene denunciato dal senatore d’Onofrio perché, a suo dire, dopo l’8 settembre Reverberi aveva assunto un atteggiamento filo-tedesco. Viene per ciò sollevato dal servizio attivo e destinato alla riserva. Un anno dopo termina la sua carriera militare. Caso unico nell’esercito italiano, nel 1952 otterrà comunque il grado di Generale d’Armata della Riserva.
Nel dopoguerra il generale Reverberi, amareggiato per aver dovuto lasciare precocemente l’esercito, viene assunto come consigliere delegato da una antica ditta milanese di saponi, cosmetici e acque carminative. Nel tempo libero stende le memorie della Campagna di Russia, si adopera per la ricostruzione dell’Associazione Nazionale Alpini e collabora alla preparazione delle prime adunate nazionali. Per un breve periodo diventa anche Presidente della Sezione A.N.A. di Brescia. Qualche giornale inizia allora a riconsiderare i vecchi fatti mettendo in evidenza l’eroico comportamento di Reverberi durante la Campagna di Russia.
L’allora ministro della Difesa Pacciardi, pur non potendo far nulla per reintegrarlo in servizio attivo, si impegna comunque per restituirgli il giusto onore e il 21 gennaio 1951, in occasione del raduno di Brescia organizzato nella ricorrenza della battaglia di Nikolajewka, il generale Umberto Utili, comandante militare territoriale di Milano, consegna in forma solenne al generale Luigi Reverberi la medaglia d’oro al valor militare:
“Comandante della ‘Tridentina’ ha preparato, forgiato e guidato sagacemente in Russia con la mente e con l’esempio i suoi reggimenti che vi guadagnarono a riconoscimento del comune eroismo medaglia d’oro al Valor Militare. Nel tragico ripiegamento del Don, dopo tredici combattimenti vittoriosi, a Nikolajewka il nemico notevolmente superiore in uomini e mezzi, fortemente sistemato su posizione vantaggiosa, deciso a non lasciar passare, resisteva ai numerosi, cruenti nostri tentativi. Intuito essere questione di vita o di morte per tutti, il Comandante nel momento critico, decisivo, si offre al gesto risolutivo. Alla testa di un manipolo di animosi, balza su un carro armato e si lancia leoninamente, nella furia della rabbiosa reazione nemica, sull’ostacolo, incitando con la voce e il gesto la colonna che, elettrizzata dall’esempio eroico, lo segue entusiasticamente a valanga coronando con una fulgida vittoria il successo della giornata ed il felice compimento del movimento. Esempio luminoso di generosa offerta, eletta coscienza di capo, eroico valore di soldato“.
Nikolajewka (fronte russo), agosto 1942-gennaio 1943.
All’età di 62 anni, dopo aver superato indenne tante battaglie, il 22 giugno del 1954 Luigi Reverberi muore cadendo accidentalmente dalle scale della sua casa di Milano. Il giorno prima era stato in Valcamonica ad un raduno di alpini dove il sindaco di Edolo gli aveva consegnato il decreto di cittadinanza onoraria.
Riposa ora nel cimitero di Montecchio Emilia (RE) e viene ricordato ogni anno, a fine gennaio, da alpini di tutte le generazioni. A suo ricordo e in memoria dei tanti alpini che il Generale Reverberi non abbandonò nella steppa Russa, a Cavriago (RE) -suo paese natale- un monumento è stato realizzato nel 2013 per forte volontà del reduce di Russia Corti Pasquale

